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La testata del periodico

La rivista cartacea "Nuovo Arcobaleno" si e' spenta per mancanza di adeguati finanziamenti

 

IL PONTE NOMENTANO


Nella zona di Monte Sacro e' possibile vedere, ancora oggi, il famoso Ponte Nomentano
(FOTO) piu' volte riprodotto nella cartografia e nella vedutistica da parte di pittori, artisti e fotografi. Il Ponte Nomentano fu forse costruito per sostituire un antico Ponte in muratura, ma di quest'ultimo non ci sono pervenute testimonianze attendibili come quelle, invece, che abbiamo per il Ponte in questione.

Sulla base della tecnica edilizia e dei riscontri archeologici condotti da L. Quilici e S. Quilici-Gigli si stabili' che il Ponte fu costruito verso la fine del II sec. a.C. La datazione sopraindicata pose in discussione un vecchio luogo comune: in precedenza si riteneva che il Ponte Nomentano fosse molto piu' recente perche' in base ad un passo di Procopio si era desunto che fosse stato ricostruito nel 552 d. C. da Narsete dopo la distruzione operata da Totila.

Dall'analisi delle decorazioni del Ponte si ipotizzo' che era stato dedicato ad Ercole perche' nella chiave di volta sono tuttora visibili una testa taurina ed una clava, simboli strettamente connessi con questa divinita'. Nell' VIII sec. il Ponte fu fortificato dal pontefice Adriano I (772-795) e successivamente fu restaurato nuovamente da Nicolo' V (1447-1455) di cui abbiamo traccia dalla targa marmorea (N PAPA V) posta sul frontale. In seguito il Ponte fu oggetto di restauri sotto Pio II (1641) , Paolo II (1470), e Sisto V (1474) e Innocenzo X (1644-1655).

Nel 1805 Simon Bolivar, ispirato forse dalla grandezza monumentale di Roma, pronuncio' il famoso giuramento nei pressi di Ponte Nomentano, con il quale asseriva di profondere tutte le sue energie per abbattere lo strapotere degli spagnoli. In tempi piu' recenti le truppe francesi che si trovavano a Roma danneggiarono il Ponte nel 1849 per ostacolare il passaggio dei patrioti italiani, ma in seguito ne ripristinarono la transitabilita'. Infine durante il processo di urbanizzazione che interesso' i primi decenni del nostro secolo il Ponte fu inserito nell'ambito di due aree che erano state assegnate a verde pubblico.

Mario IERARDI

 

 

GLI ALTRI PONTI SUL FIUME ANIENE

Oltre al ponte Nomentano bisogna menzionare gli altri ponti che sono posti sul fiume Aniene: il Mammolo, il Lucano, il Salario, e i ponti moderni: il Tazio e il delle Valli.

Il Ponte Mammolo, posto sulla via Tiburtina non lontano dall�omonima stazione della metropolitana (FOTO) fu probabilmente costruito in epoca repubblicana. Il nome del ponte si presume che deriva da Mammea la moglie dell�imperatore romano Severo Alessandro (222-235 d.C. ).

In un documento medioevale del 1244 apprendiamo che il ponte fu fortificato con l'aggiunta di torri che svolgevano anche il ruolo di posti di vedetta. In seguito fu occupato dagli Orsini i quali lo restituirono solo nel 1388. Nel 1849 quando i patrioti combattevano per la difesa della Repubblica romana il ponte fu fatto saltare dai francesi per bloccare l'avanzata delle truppe garibaldine, ma fu poi ricostruito, come lo conosciamo oggi, (FOTO) nel 1871 nel sito che si trova a 400 m. piu' a sud rispetto al vecchio pontedi epoca romana.

 

Proseguendo sulla via Tiburtina incontriamo al Km 26, poco prima della villa Adriana, il Ponte Lucano (FOTO) posto a 100 m a valle rispetto al contiguo ponte moderno. Il ponte romano e' costituito da tre archi e il suo nome trae origine da Lucano Plauzio Urgulanio cone si puo' leggere dall'epigrafe posta nelle vicinanze del mausoleo circolare dedicato alla famiglia dei Plautii. Il mausoleo circolare, simile a quello di Cecilia Metella, fu rinforzato e fortificato con merlature in epoca rinascimentale. Il ponte Lucano fu distrutto da Totila e ricostruito da Narsete. In epoca medioevale si accamparono nelle sue vicinanze Enrico V, Federico Barbarossa e Giovanni Colonna. Nel 1410 il ponte fu occupato da Paolo Orsini, ma restituito tre anni dopo ai tiburtini. In seguito il ponte entro' in possesso della famiglia dei Colonna che lo cedettero, nel 1436, al cardinale Vitelleschi. Nel 1550 il ponte era passato sotto tutela del governatore di Tivoli: il cardinale Ippolito d'Este. In seguito, nel 1558, and� sotto custodia di papa Sisto V. Nel 1835 il ponte fu restaurato e durante i lavori furono rinvenuti degli importanti reperti della gens Plauzia. Un nuovo ponte, posto nelle vicinanze del Lucano, fu costruito nel 1938 per venire incontro alle esigenze di viabilita'. Tuttavia il ponte Lucano viene ancora utilizzato [sic], ma con la preclusione al transito del traffico pesante.  

 

 

 

 

 

James Merigot,

French (active 1772-1816)

 

L'antico ponte Salario fu costruito dagli etruschi, ma fu distrutto e ricostruito piu' volte nel corso del tempo. Nell'ambito della storia di Roma si tramanda che dal ponte Salario passarono le donne sabine che subirono il famoso "ratto" e sembra che nel 367 il tribuno T.M. Torquato sconfissse nei pressi del ponte il popolo dei Celti. Nel 547 il Salario, come molti altri ponti, fu distrutto dai Goti di Totila e fu ricostruito in travertino per opera di Narsete. Per ricordare questo evento il generale di Giustiniano fece opporre due epigrafi sui parapetti del ponte dalle quali si legge: "Narsete, uomo gloriosissimo dopo la vittoria sui Goti... ristabili' la liberta' dell'Urbe e di tutta l'Italia, restauro' il ponte di via Salaria distrutto fino all'acqua da Totila crudelissimo tiranno e ripulito l'alveo del fiume lo sistemo' molto meglio di quanto fosse prima". Nel 728 nei pressi di ponte Salario si svolse una battaglia tra le truppe dell'esarca Paolo e i Longobardi e proprio in questo periodo fu costruita una torre per difendere meglio il ponte. Quest'ultima fu poi restaurata da Niccolo' V (1447-1455 d. C.). 

Ponte Salario G.Vasi, acquaforte, 1786

Nel 1046 il ponte fu devastato dagli Ungheresi e dopo piu' di tre secoli fu teatro di una cruenta battaglia combattuta tra i Bretoni e i Romani. Attualmente del ponte romano e dei rifacimenti medioevali non ci rimane nulla perche' fu prima distrutto dai napoletani nel 1798 e poi dai francesi comandati dal generale Oudinot nel 1848 per ostacolare l'avanzata delle truppe garibaldine.

In seguito il ponte fu ricostruito, ma fu distrutto nuovamente dalle truppe pontificie nel 1867 per ostacolare anche questa volta le truppe garibaldine che avevano gia' occupato Monterotondo. Infine dopo il 1870 il ponte fu nuovamente ricostruito e poi ampliato nel 1830 per sostenere il maggior volume di traffico.


 


Il ponte Tazio fu costruito nel 1922 per collegare piazza Sempione e quindi il nucleo della nascente "Citta' giardino" con la Nomentana Nuova arteria che si spinge fin verso Porta Pia. Il ponte fu dedicato a Tito Tazio il re Sabino che attacco' Roma dopo il famoso "ratto delle Sabine".
Molto ampio e trafficato � il moderno Ponte delle Valli costruito nel 1963 per ricollegare la zona di Monte Sacro e Conca d'Oro con il quartiere Trieste e Africano.

Mario  IERARDI

 


 

S. AGNESE


Diverse sono le fonti che parlano di S. Agnese e del suo martirio (Prudenzio nell'inno XIV del Peristephanon, S. Ambrogio in un passo del De virginibus, un carme di papa Damaso visibile nello scalone di accesso e le due Passiones latina e greca scritte da autori non precisati), ma volendo analizzare criticamente le storia della Santa cercheremo di evincere gli elementi attendibili.
 
Fu martirizzata il giorno 21 gennaio all�et� di 12-13 anni e questo si suppomne anche dall'analisi dei resti del suo teschio nel luogo, posto sulla via Nomentana, dove sorge la basilica che gli fu dedicata. S Agnese Sulle modalita' del suo martirio e sull'anno preciso della suo morte non possediamo notizie si
cure.
 
Probabilmente subì  il martirio nel 305 dopo che fu pubblicato il quarto editto di Diocleziano (304) che imponeva a tutti i cristinai dell'impero di praticare i sacrifici. Alla pubblicazione dell'editto segu� una persecuzione contro i cristiani che che colpi' Roma e le altre province dell'impero con l�esclusione delle Gallie e della Britannia
 
Per alcune fonti la Santa subi' il martirio mediante il rogo (Damaso) o per mezzo della spada (S. Ambrogio, Prudenzio). Probabilmente la Santa mori' per un colpo di spada perche' sui resti del suo corpo non ci sono tracce di combustione, ma non siamo sicuri se fu decapitata o subi' la iugulazione, perche S. Ambrogio si limita a riferire: "cervicem infexit" (1).
 
Sulla passione di S. Agnese esiste una tradizione latina e una greca composte agli inizi del V sec. d.C. Secondo le due tradizioni Agnese prima di essere uccisa fu esposta in un lupanare perche' con questo espediente il giudice pensava di riuscire a convincere la Santa a rinnegare la sua fede. Secondo Prudenzio il giovane che tento' di avvicinarsi lascivamente ne rimase accecato, ma la Santa prego' il Cristo perche' fosse restituita la vista al peccatore. Salvata la sua verginita' Prudenzio ci narra che S. Agnese visto il carnefice avvicinarsi con la spada disse: "[...] Questo, lo confesso e' l'amante che voglio ... Io nel seno ricevero' tutto il ferro e mi trarro' sino al fondo del petto la furia della spada.. Cosi' sposa di Cristo, balzero' su tutte le tenebre del mondo, nell'etere eccelso". (2) In alcuni capitoli della passione latina si parla della sepoltura di S. Agnese e del martirio della sorella Emerenziana che subisce la lapidazione ai piedi della tomba di S. Agnese.

 

 

Mausoleo di Costantina o Chiesa di S. Costanza

 

Costantina, figlia dell'imperatore Costantino, S Costanza fece costruire il suo mausoleo vicino alla basilica di S. Agnese quasi a voler mettere la sua salma sotto la protezione della Santa. Il mausoleo, in pianta circolare, fu costruito nella seconda meta' del sec. IV prima che Costantina abbandonasse Roma per recarsi in Bitinia.

Nel Medioevo nel mausoleo furono tumulate Costantina e la sorella Elena. Il sepolcro monumetale ha un diametro di m. 22, 50 ed era circondato da un portico ora scomparso. All'interno del mausoleo si trova un deambulatorio anulare ricoperto da mosaici e un grande vano posto al centro nel cui circolo sono poste 12 coppie di colonne di granito unite tra loro da una trabeazione su cui sono posti gli archi. La decorazione musiva della cupula e quella marmorea del tamburo sono ormai evanide, ma testimonianze del XV sec. ci hanno conservato un ricordo di queste decorazini.  (3)

 In epoca medioevale Costantina fu arbitrariamente identificata con una martire e da cio' deriva il fatto che gia' nel IX secolo si parla di Chiesa di S. Costanza e non pi� di mausoloeo di Costantina.(4)

FONTI

(1) A.P.FRUTAZ,Il complesso monumentale di S. Agnese, Roma, Nuova officina poligrafica laziale, V ed. 1992, pp. 19-20
(2) Ivi, p. 18
(3) Ivi, p. 111
(4)AMMINISTAZIONE PROVINCIALE DI ROMA - ASSESSORATO SPORT E TURISMO, via Salaria e via Nomentana, Roma, Bonsignori, 1996 p. 76

 

Mario IERARDI

 

 

SALUTO AI LETTORI
Con questo ciclo di articoli si interrompe temporaneamente la mia collaborazione. Pensando di far cosa gradita ai lettori che ci hanno seguito desidero allegare la bibliografia generale per chi volesse approfondire le tematiche trattate

BIBLIOGRAFIA

AA. VV, Ultime scoperte a Crustumerium, in "Archeo", anno XIII, n. 8(150), Agosto 1997, pp. 32-39. R. BLOCH, La civilt� etrusca, Milano Xenia, 1994
G. CLEMENTE, Guida alla storia romana, Milano, Mondadori, 1990
F. COARELLI, Roma, Roma-Bari, Laterza, 1980.
F. COARELLI, Dintorni di Roma, Bari, Laterza, 1993.
"Historia", Settembre, 1995, numero speciale: Gli Etruschi il popolo che venne dal futuro L. GATTO, L�Italia nel Medioevo: gli italiani e le loro citt� , Roma, Newton & Compton, 1995 A.P.FRUTAZ,Il complesso monumentale di S. Agnese, Roma, Nuova officina poligrafica laziale, V ed. 1992, pp. 19-20
W. KELLER, La civilta' etrusca, Milano, Garzanti, 1991
G. MALIZIA, I Ponti di Roma, Newton & Compton, 1995
M. PALLOTTINO, Etruscologia, Milano, Hoepli,1982
L.QUILICI - S.QUILICI, Crustumerium, 1980.
S. QUILICI-GIGLI, Roma fuori le mura, Newton Compton, 1986
A.RAVAGLIOLI, Roma anno 2750 ab urbe condita, Roma , Newton & Compton, 1997
G. SOZI, Montesacro. Antico e nuovo, Roma, 1994.
M. TORELLI, Storia degli Etruschi, Roma-Bari, Laterza, 1981

 

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 Tutti i mie articoli che dovevano essere pubblicati sulla rivista, vengono inseriti in questa sezione sotto la denominazione di "inediti". I testi in questione  sono state registrati e depositati presso un notaio  di fiducia.

Mario Ierardi

 

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